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Windows 10, il nuovo aggiornamento manda in crash il menu Start
Microsoft ha rilasciato un aggiornamento per Windows 10 che invece di risolvere i problemi ne fa nascere di nuovi. Ecco cosa sta accadendo34
8 Ottobre 2019 - Nuovo update, nuovo errore per Microsoft Windows 10. Ormai non passa mese senza che un aggiornamento del sistema operativo di Redmond venga accompagnato da una sfilza di lamentele da parte di chi lo ha installato perché qualcosa, che prima dell’aggiornamento funzionava benissimo, smette di funzionare subito dopo.
Questa volta i problemi segnalati riguardano addirittura il menu Start, vero e proprio simbolo dei sistemi operativi Windows, che dopo l’update KB4524147 (che porta Windows 10 alla build 18362.388) sui PC di alcuni utenti va letteralmente in crash. Con tanto di errore di sistema: “Critical Error: Start Menu not working“. Il mese scorso un altro update aveva invece “rotto” la ricerca di Cortana, sempre all’interno del menu Start, e un secondo aggiornamento aveva rotto” la stampante. Anche in questo caso, non c’è traccia dei problemi riscontrati dagli utenti all’interno dei “problemi conosciuti” di questo update.
Il danno e la beffa
La cosa “divertente“, se vogliamo prenderla con filosofia, di questo update KB4524147 è che è stato rilasciato da Microsoft sia per risolvere un problema grave di sicurezza di Internet Explorer che per “fixare” l’errore nel processo di stampa derivante dal precedente update KB4522016 del 23 settembre. Con l’ultimo aggiornamento, quindi, Microsoft risolve il problema creato dal precedente update, ma ne causa un altro che non si sa quando e come risolverà.
Problemi al menu Start dopo l’aggiornamento: come risolverli
Il fatto che Microsoft non citi questo problema tra quelli noti dopo l’aggiornamento, vuol dire che ancora una volta la procedura di test degli aggiornamenti di Windows 10 si è dimostrata inadatta. Non essendo a conoscenza del problema, quindi, Microsoft non ha ancora annunciato quando lo risolverà. A questo punto l’unico modo per risolverlo è disinstallare l’aggiornamento KB4524147, andando su “Aggiornamento e sicurezza” all’interno delle impostazioni e visualizzando la cronologia degli aggiornamenti recenti. Poi bisogna scegliere di “Disinstallare gli aggiornamenti” e selezionare proprio il KB4524147. Se non usiamo Internet Explorer, e non avevamo riscontrato il precedente problema alla stampante ma riscontriamo quest’ultimo al menu Start, possiamo disinstallare il KB4524147 senza alcun rischio.
Italia sotto attacco informatico: il rischio Emotet e come difendersi
Emotet è tornato a colpire l'Italia. Il potente virus è un trojan bancario che prende di mira le credenziali dei conti correnti degli utenti41
11 Ottobre 2019 - Dopo circa tre mesi di pausa, durante i quali non sono state segnalate rilevazioni da parte dei principali antivirus, è tornato a colpire anche in Italia la botnet Emotet, ben nota rete usata per trasmettere molti trojan bancari e ransomware.
Lo rileva Check Point Research nel suo ultimo Global Threat Index dal quale emerge che, a partire da agosto, i virus della famiglia Emotet sono tornati a circolare nei PC di mezzo mondo. In Italia l’infezione è particolarmente grave: il 19,13% delle infezioni complessive (rispetto al 5,33% a livello globale), in pratica è il primo virus per diffusione negli ultimi mesi seguito da AgentTesla, con il 15% delle infezioni rilevate. Emotet gira da anni (primo avvistamento nel 2014, in Germania, Austria e Svizzera) tanto che, già a luglio 2018, è stato oggetto di un bollettino di sicurezza dello US-CERT (l’ente governativo americano che si occupa di sicurezza informatica).
Come funziona Emotete e perché è pericoloso
Sotto il nome di Emotet i ricercatori di cybersecurity racchiudono una famiglia di virus, in particolare di trojan bancari, caratterizzati dall’utilizzo di tecniche di persistenza (cioè di resistenza agli antivirus) molto evolute e capaci di diffondersi molto in fretta, come i worm. Inoltre, Emotet viene spesso utilizzato per veicolare ulteriori trojan come TrickBot, Zeus Panda e IcedID, o ransomware come UmbreCrypt. La diffusione dei virus di questa famiglia avviene di solito tramite e-mail contenti un allegato in Word o PDF. Quando l’utente scarica e apre l’allegato, gli viene chiesto di attivare le macro (sempre che non siano già attive) e, se lo fa, da quel momento in poi viene eseguito il codice malevolo e parte l’infezione. La prima cosa che fa Emotet, a questo punto, è collegarsi al suo server di comando e controllo per scaricare altri componenti aggiuntivi. Tra questi componenti, molto spesso, ci sono anche quelli che riescono a rubarci i dati personali e quelli dell’account della banca online.
Come difendersi da Emotet
Poiché viene veicolato principalmente tramite e-mail, per difendersi da Emotet è necessario usare la massima prudenza quando si riceve un messaggio di posta elettronica con allegato. In alcuni casi, invece dell’allegato, nella e-mail che veicola Emotet troviamo un link. Bisogna controllare bene il mittente prima di aprire il file, o cliccare sul link. Inoltre, se abbiamo già aperto il file e ci viene chiesto di attivare le macro, non dobbiamo farlo assolutamente. Infine, è fondamentale tenere sempre aggiornato il proprio antivirus scaricando ogni mese le nuove definizioni.
 
Sanità, vietato l’uso illecito di dati degli esami diagnostici
Italia
Le società che forniscono apparecchiature per l’alta diagnostica non possono utilizzare per i propri scopi i dati dei pazienti sottoposti agli accertamenti medici.
Le aziende sanitarie da parte loro possono comunicare i dati sanitari a terzi solo in presenza di un adeguato presupposto normativo.
E’ quanto spiega l’Ufficio del Garante privacy in una nota a conclusione di un’istruttoria nell’ambito della quale sono emersi illeciti trattamenti di dati effettuati da un’azienda sanitaria e dalla società alla quale lo stesso ente, in due occasioni, aveva messo a disposizione copie di immagini della Tac, contenenti informazioni sulla salute di alcuni pazienti. La società una volta ricevute le immagini, attraverso un software, aveva anche effettuato un’operazione di estrazione, anonimizzazione e pseudonimizzazione di dati. Copia delle immagini rielaborate era stata poi allegata alla documentazione necessaria per partecipare a una gara d’appalto e in seguito depositata nell’ambito di un contenzioso giudiziario. Poiché i fatti risalgono al periodo antecedente la piena applicazione del Regolamento europeo (Gdpr), i trattamenti sono stati valutati alla luce del Codice privacy allora vigente.
Intervenuto a seguito di una segnalazione, il Garante ha ritenuto illecito il trattamento effettuato dalla azienda sanitaria che ha messo a disposizione della società le immagini della Tac, determinando così una “comunicazione” di informazioni sulla salute di alcuni pazienti identificati in assenza di un’adeguata base normativa. Parimenti illecito è stato ritenuto dall’Autorità il trattamento svolto dalla società. La designazione della stessa come “responsabile del trattamento” da parte dell’azienda sanitaria non giustifica l’acquisizione delle immagini della Tac. Le operazioni eseguite perseguono, infatti, finalità proprie della società (partecipazione alla gara e difesa in giudizio) non riconducibili a quelle per le quali era stata designata responsabile. Tra queste rientrano, ad esempio, le attività di manutenzione per garantire l’efficienza dell’apparecchiatura e la qualità delle immagini della Tac.
Il Garante quindi, rilevati gli illeciti trattamenti svolti dall’azienda sanitaria e dalla società, ha avviato i relativi procedimenti sanzionatori.
Diritto all’oblio, per Google escluso l’obbligo di deindicizzazione globale. Soro: ‘Barriera territoriale anacronistica’
Europa
La Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che Google non deve applicare il diritto all’oblio a livello globale, ma soltanto nei paesi Ue. Antonello Soro: ‘In un mondo strutturalmente interconnesso e in una realtà immateriale quale quella della rete, la barriera territoriale appare sempre più anacronistica’.
La Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che Google non deve applicare il diritto all’oblio a livello globale. Il che significa che il colosso tecnologico potrà rimuovere i collegamenti che rimandano a contenuti e informazioni degli utenti, dopo aver ricevuto una richiesta appropriata, solo dai suoi risultati di ricerca in Europa e non altrove (escluso l’obbligo per i paesi extra Ue).
Una sentenza che non soddisfa il nostro Garante Antonello Soro: Leggeremo le motivazioni della decisione della Corte di Giustizia, che però ha sicuramente un impatto rilevante sulla piena effettività del diritto all’oblio – ha detto Soro – In un mondo strutturalmente interconnesso e in una realtà immateriale quale quella della rete, la barriera territoriale appare sempre più anacronistica. A maggior ragione, acquista ulteriormente senso l’impegno delle Autorità europee di protezione dati per la garanzia universale di questo diritto, con la stessa forza su cui può contare in Europa. L’equilibrio tra diritto di informazione e dignità personale, raggiunto in Europa anche grazie alla disciplina dell’oblio, dovrebbe rappresentare un modello a livello globale”.
Di fatto, la Corte di Giustizia europea avrebbe potuto emettere una sentenza chiedendo la deindicizzazione globale dei contenuti, senza distinzioni territoriali, visto che si tratta di dati relativi a cittadini europei.
La sentenza è figlia di una causa tra Google e i regolatori della privacy francesi. Nel 2015, la Cnil (la commissione nazionale francese per l’Informatica e la Libertà) aveva ordinato all’azienda di rimuovere dai risultati di ricerca a livello globale informazioni sensibili su una persona. L’anno seguente, Google ha introdotto una funzione di blocco geografico che impedisce agli utenti delle versioni europee di Google di vedere i link eliminati. Ma non ha censurato i risultati per le persone in altre parti del mondo.
Alla società è stata così inflitta una multa di 100 mila euro per violazione del diritto all’oblio, che Google ha contestato ricorrendo in appello, con la motivazione che la decisione francese avrebbe potuto scontrarsi con le leggi di altri paesi e trasformarsi in censura totalitaria.
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